giovedì 20 maggio 2010

La bambina di Danzica - I miei ricordi - 53

Era proprio il pieno della guerra. La Germania stava ancora andando alla grande, e noi, senza magari ce ne accorgessimo in pieno, eravamo come asserviti alla sua grande potenza. Mussolini capiva che bisognava solo assecondarla, pur non amandola molto, per poi sfruttare l'alleanza sul tavolo della vittoria.
Era il 1942, ma il sogno non durò di più. La campagna di Russia , e l'inesorabile sconfitta, servirono a spezzare l'incantesimo. Ma che, fino ad allora, l'Italia fosse asservita alla Germania ( quel nome lì non voglio nemmeno vergarlo...) io lo intuivo, e avevo solo 8 anni, da certe sfumature.
Ad Acuto,nel vicolo che da San Nicola portava su alla piazza della Corte, abitava un ragazzo di vent'anni, Alfredino, che lavorava a Roma per una casa editrice.
Alfredino si era innamorato di una mia giovane cugina, e la corteggiava come poteva. Le portava, così, ogni tanto, qualche bel libro fresco fresco di stampa, e una volta portò un libro per ragazzi che io e una cugina più piccola, mia coetanea, leggemmo insieme.
Era un libro grande, pieno di figure, e parlava di una bambina, Bibi, che viveva in una città della Germania, Danzica. Una strana città, che si trovava tutta circondata dal territorio della Polonia, ma era tedesca di popolazione e di aspirazioni, e voleva ricongiungersi con la madrepatria.
A farla breve, sotto l'accattivante forma di un libro per ragazzi, altro non era che un libro di propaganda nazista, e introduceva al problema del ricongiungimento di Danzica con il territorio tedesco, che fu proprio all'origine dell'invasione della Polonia e dello scoppio della seconda guerra mondiale.
Quella bambina, Bibi, con le sue trecce bionde, e quella città, Danzica, rimasero a ronzare nella mia mente, finché non mi resi conto, alla luce di ciò che avvenne poi, che c'era qualcosa di strano e strumentale. Si servivano dei bambini per inoculare idee di guerra, per propagandare ideologie di conquista.
La casa editrice italiana se ne rendeva benissimo conto, e sia pur soltanto traducendo un romanzo per ragazzi, utilizzava anch'essa quello strumento di odio e di propaganda.
Dopo il fallimento della campagna di Russia, anche in Italia si cominciò ad aprire gli occhi. Libri di quel genere non vennero più pubblicati. L'asservimento alla Germania cominciò ad allentarsi, e per fortuna ne venimmo fuori, sia pure in mezzo a tante sciagure, e pagando care le nostre responsabilità.
Ma quella figura di bambina tedesca, Bibi, e quella strana città, con le strette stradine selciate e le sue pittoresche costruzioni gotiche, mi sono rimaste stampate nella mente, fra le tante centinaia di libri che ho letto, e completamente dimenticato, nella mia lunga vita.
Mia cugina, in realtà, non aveva molto in simpatia né Alfredino né i suoi libri, e così anche quella piccola storia finì presto, sommersa in una storia molto più grande (continua).

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