domenica 9 settembre 2012

Pinocchio ancora burattino: 167. Pinocchio allenatore di calcio

Don Emilio aveva una parrocchia popolata da tanti ragazzi per i quali inventava parecchie attività. Appena aveva sentito Pinocchio suonare in modo così meraviglioso la sua tromba, aveva subito pensato di farne un animatore per quei giovani.
Pinocchio non voleva deludere don Emilio, e allora si ricordò di quando, a Picinisco, aveva cercato d'introdurre quel nuovo gioco, il calcio, venuto dall'Inghilterra.
Qui avrebbe potuto realizzare davvero l'impresa. Don Emilio, accanto alla parrocchia, aveva un grande prato destinato al pascolo. Il burattino chiese delle travi di legno, e ne fece due porte di calcio che si fronteggiavano a distanza di cento metri.. Quella era la base. Poi, una bella palla grande di cuoio. Poi, delle magliette a strisce, bianche e nere, rosse e nere...eh, ce ne volevano di soldi, caro don Emilio! Calzoncini, calzettoni, scarpe con dei tacchetti per non scivolare sull'erba, guantoni per i portieri...
Don Emilio diceva di sì e tirava fuori i soldini dalla bussola delle elemosine, e anche qualche soldone dalle sue tasche. Sapeva che ogni soldo era speso bene, se serviva per tenere uniti i ragazzi, per interessarli a qualcosa di divertente che li tenesse lontani dai pericoli...
Pinocchio aveva parcheggiato il suo carro e il suo cavallo nel cortile della parrocchia, mettendoli a disposizione di don Emilio per ogni  bisogno, e questo significava che voleva fermarsi un bel po' di tempo in quel paese di collina così accogliente.
Cominciò a spiegare, a un gruppo di una trentina di ragazzi, che al calcio si gioca con una squadra di undici giocatori, un portiere che può giocare anche con le mani, gli altri, tutti, soltanto con i piedi.

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