giovedì 23 febbraio 2012

Quemadmodum cervus...

Mentre, più celere, l'ora
fugge, portando seco sogni e onori,
insazia, l'anima implora
quell'acqua che, sola, ristori.

Ha sete! Sete, non d'oro,
non di lusinghe, né d'amor fallace:
vuol, dopo il vuoto lavoro,
quell'acqua che, sola, dà pace.

Volgendo al limpido cielo
lo sguardo, vitreo per gli affanni umani,
implora, contro il suo gelo,
quell'acqua che infiammi e risani.

L'acqua, di tanto capace,
c'è: sgorga dall'altar dell'Uomo Dio;
quell'acqua ch'è fiamma e ch'è pace
è l'acqua che dà solo Dio.

(1950)

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