Clara faceva ogni giorno un piccolo passetto in avanti. Heidi e Pinocchio erano diventati le sue stampelle di sostegno quando voleva scendere dalla sedia a rotelle, con solenni arrabbiature da parte della signora Rottenmeier, che assolutamente non credeva ai miracoli e aveva un sacrosanto terrore di riportare a Vienna una bambina ancor più malridotta di quando era partita.
Heidi faceva bere a Clara ogni tanto un bicchiere di latte della sua capretta preferita, Fiocco di Neve, dicendo che l'avrebbe aiutata a guarire. In realtà, Clara aveva messo su un bel colorito, a furia di stare al sole, di ridere alle battute di Pinocchio (- O bimba, è ora che tu ti alzi da questa carretta a rotelle! - diceva di quando in quando), di partecipare a giochi dei tanti piccoli amici, Peter, il caro Remigio che era il suo preferito, e poi Ulderico e Lamberto che suonavano così bene quelle meravigliose canzoni napoletane.
Clara si alzava dalla carrozzella, sostenuta da Heidi e Pinocchio, tre o quattro volte al giorno, e muoveva dei piccoli passi lenti ed incerti. Ma ogni giorno i suoi movimenti si facevano più sicuri, e i suoi piedi calpestavano l'erba con un po' più di energia.
Non era nessun miracolo, se non il miracolo della volontà da parte di Clara, e dell'amore che i tanti amici provavano per lei, a cominciare dal vecchio nonno André. E il miracolo dell'aria pura di montagna, dei cibi genuini, quel buon latte, quel buon formaggio, quelle saporite verdure, o quella tenera carne che il nonno André sapeva cucinare in maniera meravigliosa.
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