Tonino, tra i nostri amici, era un tipo molto intraprendente: questo spiega il suo nome di Bersaglia, il bersagliere.
Se c'era un'avventura da inventare, una situazione critica a cui far fronte, un compito particolarmente difficile da risolvere, puoi star sicuro che lo trovavi in prima fila.
Tonino era più giovane di due o tre anni rispetto all'età media del gruppo, ma assolutamente questo non era uno svantaggio per lui, che trovava sempre il modo di farsi notare.
Eppure il povero Bersaglia aveva esordito in modo drammatico nell'attività di gioco. Avrà avuto al massimo sei anni quando, rovistando fra i sassi nei dintorni del paese, aveva rinvenuto una specie di penna stilografica. La guerra era appena finita. Ritrovamenti di questo genere erano consueti, ma sapevamo che erano pericolosi, piccoli ordigni esplosivi per intimorire la popolazione.
Ma Tonino era ancora troppo piccolo per conoscere questa dura regola, e volle provare a manovrare la penna. Ci fu un'esplosione potente, che gli annebbiò la vista e lo fece svenire. Al suo risveglio, si accorse di essere ferito alla mano, che sanguinava orrendamente, e che tre dita della mano destra, indice, medio e anulare, erano partite irrimediabilmente.
Ma Tonino aveva un coraggio incredibile, e non si abbatté per la brutta disavventura. Con la mano così ridotta, avendo una buona prensilità fra pollice e mignolo, riuscì praticamente a far tutto, e bene, perfino a scrivere, appoggiando la penna nell'incavo del pollice, per tutti e cinque gli anni della scuola elementare, e anche per il futuro.
Tonino Bersaglia, a maggior ragione, continuò a meritare il suo soprannome di Bersagliere, sempre primo per ogni avventura, coraggioso e qualche volta irresponsabile.
Aveva un fisico robusto e nello stesso tempo agile, riusciva a infilarsi anche nei luoghi più inaccessibili, e fungeva da avanguardia in tutti i nostri giochi più avventurosi. Quel tremendo infortunio, ultimo residuo della durissima guerra, non lo aveva minimamente scalfito.
Giocava a pallone con vera abilità, era un mediano ricco d'inventiva, avrebbe forse potuto anche riuscire, ma il padre, Angelino, che era l'elettricista del Comune, riuscì a trovargli subito un posto di lavoro, e così Tonino, piano piano, si ritirò un po' dalla nostra banda, e soltanto l'estate, per le vacanze, tornava a inserirsi nel gruppo e a far capire che, se se ne era staccato, era stato soltanto per necessità familiari. Il padre, in paese, era noto per la sua severità, e così pure la moglie e tutto il notevole plotone dei figli, maschi e femmine, che da soli riuscivano ad animare l'intera Piazza della Corte.
Tonino Bersaglia, comunque, con tutto il suo handicap, riuscì sempre ad emergere per dinamismo e intraprendenza sull'intero gruppo familiare degli Attura (continua).
Qui Lazio by Luigi Jadicicco raccoglie tutti i laziali, a cominciare da quelli dei nostri paesi che sono orgogliosi di far parte di una terra ricca di gloria, di arte e di storia. Con loro i tifosi della Lazio, prima squadra di calcio di Roma. Degli amati paesi laziali trattiamo tutti i problemi, le attese, le speranze.
giovedì 5 agosto 2010
mercoledì 4 agosto 2010
LAZIO: benvenuta a FIUGGI !
La Lazio è arrivata a Fiuggi, dove si tratterrà fino a Ferragosto per completare la seconda fase di preparazione del precampionato.
A Fiuggi la Lazio si è presentata con due importanti novità: il portiere "mondiale"Fernando Muslera e il terzino spagnolo Javier Garrido, destinato a diventare uno dei nuovi beniamini del pubblico biancoceleste.
Sono rimasti invece a casa i tre giovani della Primavera Cavanda, Berardi e Barreto, che naturalmente Reja potrà convocare quando lo riterrà opportuno, sia per la panchina sia, non si sa mai, per qualche comparsa in campo, specialmente nel caso di Cavanda che ha mostrato una grossa personalità.
E' rimasto con i grandi, invece, nel ruolo di quinta punta, Libor Kozak, autore di un bel precampionato: ha davanti Floccari, Rocchi, Zarate e anche Foggia, ritenuto un attaccante alternativo ai consueti schemi offensivi.
A Fiuggi la Lazio disputerà anche alcune amichevoli, come il triangolare con Sora e
Latina, alternandole con partite all'Olimpico come quella del 10 contro il Santander.
Comunque, tanti auguri alla squadra biancoceleste e a Reja per un buono e fruttuoso lavoro.
Attorno alla Lazio aleggia un'atmosfera nuova, e la festosa accoglienza di Fiuggi lo dimostra. Sarà questa l'annata buona per cominciare la grande ascesa?
A Fiuggi la Lazio si è presentata con due importanti novità: il portiere "mondiale"Fernando Muslera e il terzino spagnolo Javier Garrido, destinato a diventare uno dei nuovi beniamini del pubblico biancoceleste.
Sono rimasti invece a casa i tre giovani della Primavera Cavanda, Berardi e Barreto, che naturalmente Reja potrà convocare quando lo riterrà opportuno, sia per la panchina sia, non si sa mai, per qualche comparsa in campo, specialmente nel caso di Cavanda che ha mostrato una grossa personalità.
E' rimasto con i grandi, invece, nel ruolo di quinta punta, Libor Kozak, autore di un bel precampionato: ha davanti Floccari, Rocchi, Zarate e anche Foggia, ritenuto un attaccante alternativo ai consueti schemi offensivi.
A Fiuggi la Lazio disputerà anche alcune amichevoli, come il triangolare con Sora e
Latina, alternandole con partite all'Olimpico come quella del 10 contro il Santander.
Comunque, tanti auguri alla squadra biancoceleste e a Reja per un buono e fruttuoso lavoro.
Attorno alla Lazio aleggia un'atmosfera nuova, e la festosa accoglienza di Fiuggi lo dimostra. Sarà questa l'annata buona per cominciare la grande ascesa?
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cronaca sportiva
LOTITO scatenato: dopo HERNANES, anche BOATENG!
Per favore, pigia i tasti con calma, altrimenti vai in crash! Qui c'è da stare calmi, con i piedi per terra: ma Lotito è improvvisamente impazzito? Non contento di aver condotto in porto il grosso affare Hernanes, con il brasiliano che arriverà a Roma dopo la conclusione della Coppa Libertadores, ossia dopo ferragosto, ecco che il presidente biancoceleste annuncia l'acquisto di quel Kevin Prince Boateng che ci ha fatto impazzire per tutta l'estate dopo aver brillato ai mondiali in Sudafrica.
Boateng, costato meno di 7 milioni al Genoa (comproprietà Lazio?) quest'anno giocherà nelle file biancocelesti e il prossimo anno si vedrà.
Un centrocampo che mette i brividi. Finisce che va in riserva perfino Brocchi, oltre al nostro "papino" Gonzalez. Da destra ecco Lichtsteiner, Hernanes, Ledesma (neoazzurro), Bresciano e Boateng!
Dietro, Garrido, Dias e Radu titolari, Cavanda Diakité Stendardo Biava Del Nero e forse Zauri rincalzi. Da leccarsi i baffi.
Ma Lotito non è ancora contento. Vuole anche una forte quarta punta. Lui vuole a tutti i costi Acquafresca, ma se l'intesa Preziosi-Lotito non dovesse produrre i frutti sperati, cioè l'approdo a Roma del ragazzo, dove avrebbe un sicuro avvenire, il presidente della Lazio sta cercando alternative altrettanto valide, la principale delle quali è il gigante portoghese Hugo Almeida.
Lotito sta mantendendo la promessa di rilanciare sul mercato i soldi ricavati dalla vendita di Aleksandar Kolarov, ed anche parte dei promessi 42 milioni di diritti tv. La Lazio, a questo proposito, con tutti i suoi nuovi assi, sta diventando una vera attrazione televisiva: prova ne sia che la prima posticipata domenicale sarà Sampdoria-Lazio, un incontro ricco di pepe e d'interesse, vista la qualità di entrambe le contendenti.
Intanto, proprio oggi comincia la seconda fase dei lavori di preparazione, nel vicino ritiro di Fiuggi. Arriveranno i vari Muslera e Garrido, e probabilmente vedremo anche qualche altro campione nuovo, a cominciare dall'attesissimo Boateng, che ci è stato regalato dalla crisi con retrocessione del Portsmouth a una cifra così abbordabile, per ora pagata oltretutto da Preziosi.
Per il 10 è annunciato l'esordio amichevole all'Olimpico, Lazio-Racing Santander, che è atteso con grande curiosità. Aspettiamo di vedere i frutti del lavoro di Reja, che si è adoperato con molta intelligenza risolvendo il caso di Ledesma, premiato fra l'altro da una prestigiosa maglia azzurra con il nuovo c.t. Cesare Prandelli. Dopo tantissimo tempo, così, un biancoceleste può tornare a brillare con la maglia della nazionale.
Boateng, costato meno di 7 milioni al Genoa (comproprietà Lazio?) quest'anno giocherà nelle file biancocelesti e il prossimo anno si vedrà.
Un centrocampo che mette i brividi. Finisce che va in riserva perfino Brocchi, oltre al nostro "papino" Gonzalez. Da destra ecco Lichtsteiner, Hernanes, Ledesma (neoazzurro), Bresciano e Boateng!
Dietro, Garrido, Dias e Radu titolari, Cavanda Diakité Stendardo Biava Del Nero e forse Zauri rincalzi. Da leccarsi i baffi.
Ma Lotito non è ancora contento. Vuole anche una forte quarta punta. Lui vuole a tutti i costi Acquafresca, ma se l'intesa Preziosi-Lotito non dovesse produrre i frutti sperati, cioè l'approdo a Roma del ragazzo, dove avrebbe un sicuro avvenire, il presidente della Lazio sta cercando alternative altrettanto valide, la principale delle quali è il gigante portoghese Hugo Almeida.
Lotito sta mantendendo la promessa di rilanciare sul mercato i soldi ricavati dalla vendita di Aleksandar Kolarov, ed anche parte dei promessi 42 milioni di diritti tv. La Lazio, a questo proposito, con tutti i suoi nuovi assi, sta diventando una vera attrazione televisiva: prova ne sia che la prima posticipata domenicale sarà Sampdoria-Lazio, un incontro ricco di pepe e d'interesse, vista la qualità di entrambe le contendenti.
Intanto, proprio oggi comincia la seconda fase dei lavori di preparazione, nel vicino ritiro di Fiuggi. Arriveranno i vari Muslera e Garrido, e probabilmente vedremo anche qualche altro campione nuovo, a cominciare dall'attesissimo Boateng, che ci è stato regalato dalla crisi con retrocessione del Portsmouth a una cifra così abbordabile, per ora pagata oltretutto da Preziosi.
Per il 10 è annunciato l'esordio amichevole all'Olimpico, Lazio-Racing Santander, che è atteso con grande curiosità. Aspettiamo di vedere i frutti del lavoro di Reja, che si è adoperato con molta intelligenza risolvendo il caso di Ledesma, premiato fra l'altro da una prestigiosa maglia azzurra con il nuovo c.t. Cesare Prandelli. Dopo tantissimo tempo, così, un biancoceleste può tornare a brillare con la maglia della nazionale.
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martedì 3 agosto 2010
La caduta dal muretto - I miei ricordi 95
Mio cugino Pacifico studiava in collegio a Roma proprio durante gli anni di guerra, dal 40 al 45, dagli undici anni fino ai sedici. Perciò non lo vedevamo spesso, se non nei brevi periodi di vacanza.
Era un po' più grande di me e di mio fratello Silvestro, ma non tanto da non giocare più di una volta a pallone con noi. Aveva i capelli nerissimi come tutti i figli di zia Maria, e un fisico robusto.
Davanti alla casa di zia Maria si apriva il vicolo di San Nicola, con un muretto alto quasi un metro, al disotto del quale sporgevano delle rocce piuttosto acuminate. Un giorno Pacifico - poteva avere sui quattordici anni - forse in una pausa dopo l'ora di pranzo, si addormentò su quell'invitante muretto riscaldato da un sole primaverile, e rigirandosi nel sonno si ritrovò due metri più in basso, proprio su quelle rocce appuntite.
Al suo urlo, le sorelle più grandi accorsero, e lo ritrovarono a terra, con la testa vistosamente sanguinante da tre o quattro punti. Per fortuna le ferite non erano né vaste né profonde, e se la cavò con una grandissima paura e con tante di quelle cicatrici che nei primi tempi facevano somigliare la sua testa a un orticello di guerra. Poi la folta capigliatura nera prese il sopravvento su tutte le cicatrici, e non rimase che un piccolo dubbio: non vi sarebbero state conseguenze di tipo psicologico per tutte quelle dolorose ferite al cranio?
Il dubbio fu presto risolto. Pacifico, proseguendo i suoi studi in collegio a Roma, superò senza problemi prima il ginnasio e poi il liceo, e finalmente si iscrisse all'Università, proprio alla facoltà di medicina, quasi a volersi assicurare delle sue piene capacità mentali e delle sue risorse psicofisiche.
Un'ottima riuscita, la sua. Pacifico fu uno studente modello, e non pesò neanche troppo sulla sua famiglia, poiché studiò sempre nelle biblioteche dell'università con i testi più impegnativi, e superò tutti gli esami con ottimi risultati.
Pacifico studiò in modo approfondito medicina generale, e cominciò ad sercitare come medico di base fin dai trent'anni, cioè dal 1959 in poi, per più di quarant'anni, nella popolare Borgata Ottavia a Roma, prima ospite della sorella Elda, che abitava in via Mocenigo sotto le mura vaticane, e poi sposo e padre felice con i due figli che ne hanno seguito le orme in campo medico.
Una bella storia, la sua, emblematica per un ragazzo di paese di condizioni economiche non elevate, che un giorno rimase ferito seriamenter al capo, e volle dimostrare a tutti che con la buona volontà si può vincere ogni difficoltà, superare ogni ostacolo, essere vincitore in ogni campo, sposare una brava e affezionata collega ed avere due figli, un maschio e una femmina, eccellenti medici anche loro.
Forse a quella brutta ferita sulle rocce Pacifico non pensò più per trutta la sua vita, protrattasi fino alla soglia degli ottant' anni, amatissimo dai suoi pazienti della Borgata Ottavia. Ma a noi, che eravamo bambini, rimase sempre presente nel nostro ricordo, completando la nostra ammirazione per questo cugino così bravo (continua).
Era un po' più grande di me e di mio fratello Silvestro, ma non tanto da non giocare più di una volta a pallone con noi. Aveva i capelli nerissimi come tutti i figli di zia Maria, e un fisico robusto.
Davanti alla casa di zia Maria si apriva il vicolo di San Nicola, con un muretto alto quasi un metro, al disotto del quale sporgevano delle rocce piuttosto acuminate. Un giorno Pacifico - poteva avere sui quattordici anni - forse in una pausa dopo l'ora di pranzo, si addormentò su quell'invitante muretto riscaldato da un sole primaverile, e rigirandosi nel sonno si ritrovò due metri più in basso, proprio su quelle rocce appuntite.
Al suo urlo, le sorelle più grandi accorsero, e lo ritrovarono a terra, con la testa vistosamente sanguinante da tre o quattro punti. Per fortuna le ferite non erano né vaste né profonde, e se la cavò con una grandissima paura e con tante di quelle cicatrici che nei primi tempi facevano somigliare la sua testa a un orticello di guerra. Poi la folta capigliatura nera prese il sopravvento su tutte le cicatrici, e non rimase che un piccolo dubbio: non vi sarebbero state conseguenze di tipo psicologico per tutte quelle dolorose ferite al cranio?
Il dubbio fu presto risolto. Pacifico, proseguendo i suoi studi in collegio a Roma, superò senza problemi prima il ginnasio e poi il liceo, e finalmente si iscrisse all'Università, proprio alla facoltà di medicina, quasi a volersi assicurare delle sue piene capacità mentali e delle sue risorse psicofisiche.
Un'ottima riuscita, la sua. Pacifico fu uno studente modello, e non pesò neanche troppo sulla sua famiglia, poiché studiò sempre nelle biblioteche dell'università con i testi più impegnativi, e superò tutti gli esami con ottimi risultati.
Pacifico studiò in modo approfondito medicina generale, e cominciò ad sercitare come medico di base fin dai trent'anni, cioè dal 1959 in poi, per più di quarant'anni, nella popolare Borgata Ottavia a Roma, prima ospite della sorella Elda, che abitava in via Mocenigo sotto le mura vaticane, e poi sposo e padre felice con i due figli che ne hanno seguito le orme in campo medico.
Una bella storia, la sua, emblematica per un ragazzo di paese di condizioni economiche non elevate, che un giorno rimase ferito seriamenter al capo, e volle dimostrare a tutti che con la buona volontà si può vincere ogni difficoltà, superare ogni ostacolo, essere vincitore in ogni campo, sposare una brava e affezionata collega ed avere due figli, un maschio e una femmina, eccellenti medici anche loro.
Forse a quella brutta ferita sulle rocce Pacifico non pensò più per trutta la sua vita, protrattasi fino alla soglia degli ottant' anni, amatissimo dai suoi pazienti della Borgata Ottavia. Ma a noi, che eravamo bambini, rimase sempre presente nel nostro ricordo, completando la nostra ammirazione per questo cugino così bravo (continua).
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lunedì 2 agosto 2010
Ci sono complicazioni, ma HERNANES sarà laziale
Ovviamente, trattandosi di Lazio e di Lotito, non poteva filare tutto liscio, ma da qui a dire che l'affare HERNANES non si farà, ce ne corre un bel po'. I dirigenti del San Paolo, non contenti dei 13 milioni e mezzo che Lotito e Tare gli offrivano, hanno fatto ancora boccucce, pretendendone almeno 14 e non accettando troppe rateazioni. Inoltre, anche l'ingaggio personale del giocatore è ancora in discussione: Hernanes chiede 1,7 milioni all'anno, Lotito ne offe solo 1,3.
Come si vede, si tratta ormai solo di dettagli non determinanti, e con qualche piccolo ritocco l'affare sarà sicuramente concluso nei prossimi giorni.
La Lazio avrà così il suo grande regista offensivo, il suo Rivera, per rifarci all'immagine dell'ultimo grande regista italiano. Hernanes è stato definito il metronomo di centrocampo, e ogni grande squadra vorrebbe averne uno.
Piuttosto, nei prossimi giorni potremmo assistere all'assalto, da parte dell'Inter, al nostro Ledesma, che Rafa Benitez sembra gradire come soluzione di certi problemi di organizzazione del gioco. Moratti potrebbe offrire una buona cifra, tale da indurre in tentazione Lotito, al quale anche Reja chiede la soluzione del caso Ledesma: non lo vuole per un solo anno, ma per almeno quattro, e dunque Lotito deve offrire all'argentino un buon rinnovo di contratto, oppure decidersi a venderlo, e col ricavato
cercare un altro Ledesma: solo che non se ne trovano più, o sono costosissimi, o sono extracomunitari. Dunque, chi ha un buon giocatore in un ruolo fondamentale, farebbe bene a tenerselo caro.
Una volta concluso l'affare Hernanes e risolto il problema Ledesma, la Lazio può anche fare l'ultimo importante ritocco: l'acquisto di una punta centrale di peso. Ma anche qui i giochi dovrebbero essere fatti con l'acquisto del portoghese HUGO ALMEIDA dal Werder Brema, un gigante alla Boghossian con l'enorme vantaggio di essere comunitario.
Perciò auguriamo a Lotito e alla Lazio di poter tirare le somme in senso positivo per quel che concerne i tre nomi di Hernanes, Ledesma ed Almeida. Sarà necessario forse qualche milioncino in più, al massimo tre, ma da questi tre nomi uscirà sicuramente una Lazio più forte assai, e capace di puntare come minimo all'Europa League.
Come si vede, si tratta ormai solo di dettagli non determinanti, e con qualche piccolo ritocco l'affare sarà sicuramente concluso nei prossimi giorni.
La Lazio avrà così il suo grande regista offensivo, il suo Rivera, per rifarci all'immagine dell'ultimo grande regista italiano. Hernanes è stato definito il metronomo di centrocampo, e ogni grande squadra vorrebbe averne uno.
Piuttosto, nei prossimi giorni potremmo assistere all'assalto, da parte dell'Inter, al nostro Ledesma, che Rafa Benitez sembra gradire come soluzione di certi problemi di organizzazione del gioco. Moratti potrebbe offrire una buona cifra, tale da indurre in tentazione Lotito, al quale anche Reja chiede la soluzione del caso Ledesma: non lo vuole per un solo anno, ma per almeno quattro, e dunque Lotito deve offrire all'argentino un buon rinnovo di contratto, oppure decidersi a venderlo, e col ricavato
cercare un altro Ledesma: solo che non se ne trovano più, o sono costosissimi, o sono extracomunitari. Dunque, chi ha un buon giocatore in un ruolo fondamentale, farebbe bene a tenerselo caro.
Una volta concluso l'affare Hernanes e risolto il problema Ledesma, la Lazio può anche fare l'ultimo importante ritocco: l'acquisto di una punta centrale di peso. Ma anche qui i giochi dovrebbero essere fatti con l'acquisto del portoghese HUGO ALMEIDA dal Werder Brema, un gigante alla Boghossian con l'enorme vantaggio di essere comunitario.
Perciò auguriamo a Lotito e alla Lazio di poter tirare le somme in senso positivo per quel che concerne i tre nomi di Hernanes, Ledesma ed Almeida. Sarà necessario forse qualche milioncino in più, al massimo tre, ma da questi tre nomi uscirà sicuramente una Lazio più forte assai, e capace di puntare come minimo all'Europa League.
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Per scudetti conquistati la LAZIO è settima
Per numero di scudetti conquistati fra le attuali venti squadre militanti in serie A, la Lazio figura al settimo posto alla pari con il Napoli e la Fiorentina. Primatista è la Juventus con ben 27 scudetti più uno revocato nel 2004-2005. Seguono l'Inter con 18 e il Milan con 17.
Ecco la graduatoria:
1. JUVENTUS 27 scudetti più uno revocato.
2. INTER 18 scudetti
3. MILAN 17 scudetti
4. GENOA 9 scudetti
5. BOLOGNA 7 scudetti
6. ROMA 3 scudetti
7. LAZIO 2 scudetti
7. NAPOLI 2 scudetti
7. FIORENTINA 2 scudetti
10. CAGLIARI 1 scudetto
10. SAMPDORIA 1 scudetto.
Tra le squadre non militanti attualmente in serie A bisogna ricordare il TORINO con 7 scudetti più uno revocato nel 1926-27, e la PRO VERCELLI con 7 scudetti, il CASALE, la NOVESE e il VERONA con uno scudetto ciascuno.
Possiamo dunque, anche sotto questo aspetto, aspirare almeno al SETTIMO posto
al termine del campionato, e perciò almeno all'Europa League.
Ecco la graduatoria:
1. JUVENTUS 27 scudetti più uno revocato.
2. INTER 18 scudetti
3. MILAN 17 scudetti
4. GENOA 9 scudetti
5. BOLOGNA 7 scudetti
6. ROMA 3 scudetti
7. LAZIO 2 scudetti
7. NAPOLI 2 scudetti
7. FIORENTINA 2 scudetti
10. CAGLIARI 1 scudetto
10. SAMPDORIA 1 scudetto.
Tra le squadre non militanti attualmente in serie A bisogna ricordare il TORINO con 7 scudetti più uno revocato nel 1926-27, e la PRO VERCELLI con 7 scudetti, il CASALE, la NOVESE e il VERONA con uno scudetto ciascuno.
Possiamo dunque, anche sotto questo aspetto, aspirare almeno al SETTIMO posto
al termine del campionato, e perciò almeno all'Europa League.
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domenica 1 agosto 2010
La compagnia di Silver Scialla - I miei ricordi 94
Prima di chiudere definitivamente il cinema che aveva aperto con tante speranze e tanto dispendio economico, il professor Martucci, figura caratteristica della cultura ad Acuto negli anni dell'immediato dopoguerra, volle cimentarsi anche con il teatro.
Era ovviamente un tentativo senza speranze, perché la popolazione del paese si era ridotta da tremila a millecinquecento abitanti, e con tutto l'amore per il teatro, che indubbiamente c'era, uno spettacolo di prosa non avrebbe potuto tenere più di una settimana.
Infatti, fu così. In paese era arrivata una compagnia teatrale, una specie di carro di Tespi, con un pullmino malridotto e una vistosa insegna: "La compagnia di Silver Scialla".
Si accamparono nel giardino retrostante al locale del cinema, e anzi il professore concesse loro l'uso di parte dell'abitazione personale, che costituiva tutto l'investimento dei risparmi delle lezioni private d'italiano e filosofia durate almeno venti anni.
La compagnia era guidata da un capocomico pieno di entusiasmo e d'idee: Silver Scialla, appunto, arrivato da qualche provincia del Sud col suo codazzo di attori e attrici di ogni età e condizione civile. Le prime uscite ricalcarono i consueti spettacoli del varietà, con situazioni e battute un po' logore, che comunque furono accolte con simpatia. Il pubblico, dati anche i prezzi molto popolari, accorreva con discreto interesse.
Anche gli spettatori erano di tutte le età, dai bambini più piccoli agli anziani più attempati e impensati. Ma dopo due o tre serate, il pubblico cominciò a diradarsi.
Allora Silver Scialla, prima di arrendersi, ebbe l'audacia di organizzare un autentico
spettacolo sulla Passione di Cristo, in costumi d'epoca, e soprattutto col nudo quasi integrale della figura del Salvatore, con la flagellazione, l'orto del Getsemani, il tradimento e il bacio di Giuda, e la crocifissione.
Silver Scialla era ancora giovane, e il suo fisico statuario, messo in evidenza dai tormenti della Croce, finì per impressionare il pubblico, che si commosse e l'applaudì ripetutamente, non senza turbamento per gli adulti, del tutto impreparati a una scena così dissacrante. I commenti oscillarono tra lo scandalo e l'ammirazione. I bambini invece accettarono il nudo come un fatto normale.
Silver Scialla rappresentò l'audacia del nudo quasi integrale in un piccolo teatro di provincia, e quasi quasi precorse i tempi di altre audacie da palcoscenico.
Quando il capocomico andò via dal paese, poiché ormai aveva dato tutto e non aveva più nulla nel suo repertorio, la gente si dispiacque e volle salutarlo con grande affetto. Un saluto quasi commovente. E il nome di Silver Scialla rimase vivo tra la gente almeno per un decennio.
Poi il cinema-teatro chiuse per sempre. Si trasformò pian piano in una villa con giardino, nella cui solitudine il professor Martucci visse gli ultimi anni della sua vita dedicata alla cultura quasi con misticismo. Era infatti sostenitore della filosofia teosofica, alla quale aveva aderito con la fede di un vero apostolo che cercava anche altri sostenitori della sua teoria.
Ma anche alla gente più semplice aveva voluto lasciare il ricordo di serate dedicate al cinema e a spettacoli come quelli dell'indimenticabile Silver Scialla (continua).
Era ovviamente un tentativo senza speranze, perché la popolazione del paese si era ridotta da tremila a millecinquecento abitanti, e con tutto l'amore per il teatro, che indubbiamente c'era, uno spettacolo di prosa non avrebbe potuto tenere più di una settimana.
Infatti, fu così. In paese era arrivata una compagnia teatrale, una specie di carro di Tespi, con un pullmino malridotto e una vistosa insegna: "La compagnia di Silver Scialla".
Si accamparono nel giardino retrostante al locale del cinema, e anzi il professore concesse loro l'uso di parte dell'abitazione personale, che costituiva tutto l'investimento dei risparmi delle lezioni private d'italiano e filosofia durate almeno venti anni.
La compagnia era guidata da un capocomico pieno di entusiasmo e d'idee: Silver Scialla, appunto, arrivato da qualche provincia del Sud col suo codazzo di attori e attrici di ogni età e condizione civile. Le prime uscite ricalcarono i consueti spettacoli del varietà, con situazioni e battute un po' logore, che comunque furono accolte con simpatia. Il pubblico, dati anche i prezzi molto popolari, accorreva con discreto interesse.
Anche gli spettatori erano di tutte le età, dai bambini più piccoli agli anziani più attempati e impensati. Ma dopo due o tre serate, il pubblico cominciò a diradarsi.
Allora Silver Scialla, prima di arrendersi, ebbe l'audacia di organizzare un autentico
spettacolo sulla Passione di Cristo, in costumi d'epoca, e soprattutto col nudo quasi integrale della figura del Salvatore, con la flagellazione, l'orto del Getsemani, il tradimento e il bacio di Giuda, e la crocifissione.
Silver Scialla era ancora giovane, e il suo fisico statuario, messo in evidenza dai tormenti della Croce, finì per impressionare il pubblico, che si commosse e l'applaudì ripetutamente, non senza turbamento per gli adulti, del tutto impreparati a una scena così dissacrante. I commenti oscillarono tra lo scandalo e l'ammirazione. I bambini invece accettarono il nudo come un fatto normale.
Silver Scialla rappresentò l'audacia del nudo quasi integrale in un piccolo teatro di provincia, e quasi quasi precorse i tempi di altre audacie da palcoscenico.
Quando il capocomico andò via dal paese, poiché ormai aveva dato tutto e non aveva più nulla nel suo repertorio, la gente si dispiacque e volle salutarlo con grande affetto. Un saluto quasi commovente. E il nome di Silver Scialla rimase vivo tra la gente almeno per un decennio.
Poi il cinema-teatro chiuse per sempre. Si trasformò pian piano in una villa con giardino, nella cui solitudine il professor Martucci visse gli ultimi anni della sua vita dedicata alla cultura quasi con misticismo. Era infatti sostenitore della filosofia teosofica, alla quale aveva aderito con la fede di un vero apostolo che cercava anche altri sostenitori della sua teoria.
Ma anche alla gente più semplice aveva voluto lasciare il ricordo di serate dedicate al cinema e a spettacoli come quelli dell'indimenticabile Silver Scialla (continua).
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