giovedì 31 marzo 2011

Vita di collegio: 18. Il grande Torino

Quanti ammiratori aveva, nel nostro seminario, il grande Torino, vincitore di quattro scudetti consecutivi tra il 1945 e il 1948! Il calcio veniva seguito con grande interesse, era uno dei legami più forti che avevamo con l'esterno: Bacigalupo; Ballarin, Maroso; Grezar, Rigamonti, Castigliano; Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola. Chi non conosceva a memoria quella magnifica formazione?
C'era qualche tifoso anche della Roma, qualcuno anche della Juventus, del Milan e dell'Inter; e poi c'ero io, che non accettavo asssolutamente il facile trionfo della grande classe, e mi accanivo a tifare Lazio, che allora veleggiava nelle ultime posizioni della graduatoria. Io dicevo: sono nato nel Lazio, dunque sono per natura laziale, e non accettavo i troppo facili trionfi dei meravigliosi granata. - Accetto tutto - dicevo - ma non le troppo facili vittorie del primo della classe -
E giù discussioni, specialmente nelle nostre passeggiate pomeridiane. Finché un brutto giorno il nostro caro prefetto don Giuseppe Gessi di Sgurgola, piccolo piccolo, umile umile, ma con un cuore grande così e da noi tutti tanto amato, si accosta a noi, e rivolto a me in particolare fa: -Sei contento, adesso? Il grande Torino non esiste più - E con voce commossa ci raccontò i particolari di quella grande sventura: era il 4 maggio 1948, e di ritorno da una amichevole a Lisbona con il Benfica, l'aereo del Torino, con giocatori, dirigenti e giornalisti a bordo, 31 persone in tutto, si schiantò nella fitta nebbia sulla collina di Superga, alle 5 della sera, quando era ormai a un passo da casa.
Chi non volle piangere non pianse, a quella notizia così tragica. Io piansi, ribelle alla supremazia granata, ma anche alla sua fine, così inaccettabile. Da allora, nel mio cuore, c'è stato spazio anche per quel colore che mi ricorda la sventura.
Noi seminaristi amavamo profondamente lo sport. Si può dire che fosse la nostra passione più cocente. Qualche seminarista coltivava nel suo intimo anche una passione amorosa, finché non esplodeva in modo clamoroso e portava fatalmente alla fine di una vocazione, forse, ma sicuramente alla cacciata dal seminario. Ma, tra le passioni consentite, quella del calcio era veramente la più forte e veniva accettata anche dai nostri superiori. Non dai più anziani come il rettore Salina, ma sicuramente dai più giovani come don Giuseppe Gessi, che nello sport trovava un validissimo aiuto per la nostra educazione e formazione.
Di questo umile e giovane prete mi ero dimenticato perfino il nome, ma nel vergare queste memorie esso è riaffiorato in modo prepotente, portandosi dietro una stima infinita da parte mia, per la delicatezza con cui seguì la mia crisi e la mia decisione di lasciare il seminario.
La passione per lo sport, comunque, era diventata tale che approfittavamo di ogni minima occasione e circostanza per recarci in piazza, nel centro di Anagni, ad acquistare il Corriere dello sport, dove campeggiavano le firme di Bruno Roghi e di Giuseppe Melillo; e ancora di più il Calcio Illustrato e lo Sport Illustrato, per trovarvi le foto delle nostre squadre e le classifiche dei migliori giocatori per ruolo.
Così, oltre a quella del grande Torino, imparai a memoria anche la formazione della mia piccola Lazio, che però da quell'anno cominciò a diventare grandicella e conquistò un bel quarto posto : Sentimenti IV; Antonazzi, Furiassi; Alzani, Remondini, Sentimenti III; Puccinelli, Magrini, Hofling, Cecconi, Nyers II.
Ora non  ricordo più quanto venissero a costarci il quotidiano e il settimanale sportivo, probabilmente mezza lira o una lira, comunque gran parte dei nostri piccoli risparmi personali, che venivano utilizzati tutti nelle spese di cartoline, francobolli, quaderni, penne, matite e album da disegno.
Non ci passava neanche in mente di fare altro tipo di spese, se non talvolta un grappolo d'uva o una pesca.



mercoledì 30 marzo 2011

Ricordo di Bob Lovati

Si è spento oggi, a quasi 84 anni, Bob Lovati, indimenticabile portiere della Lazio 1955-61, che nel 1958 conquistò con la Lazio di Fulvio Bernardini il primo importante trofeo della società biancoceleste, la Coppa Italia, in finale contro la Fiorentina.
Bob non si è più allontanato dalla Lazio, almeno nel cuore, rimanendo accanto a quegli amati colori per lunghissimi anni come istruttore dei portieri e come allenatore, al quale la Lazio si è rivolta in parecchi momenti difficili. Lovati fu nostro amico personale, col quale fummo a lungo in contatto negli allenamenti a Tor di Quinto.
La Lazio dovrebbe dedicare qualcosa d'importante a questo giocatore sempre signorile, serio e riflessivo, vero gentiluomo, come ricorda chiunque l'abbia conosciuto. Un uomo che non si arrabbiò mai, neanche quando ne avrebbe avuto motivo.

A Napoli, la tradizione dice Lazio

Di certe tradizioni, bisogna tener conto. Ora pare che la Lazio, sul campo del Napoli, abbia sempre fatto delle gran belle figure: 0-0 l'anno scorso, 2-0 due anni fa, 2-2 tre anni fa, e così via dicendo: bisogna risalire al secolo scorso, cioè al 1996, per ritrovare una vittoria del Napoli di fronte al suo pubblico.
Queste tradizioni sono dure da sfatare, e dunque la squadra di Reja parte con questo non piccolo vantaggio. Sulla carta, la solita doppietta finale di Cavani dovrebbe consentire al Napoli di guadagnare tre punti preziosissimi nella lotta per lo scudetto, ma il minimo inciampo sarebbe fatale per gli uomini di  Mazzarri, in concomitanza con il derby  milanese. La  Lazio va  dunque a   Napoli per fare la sua partita.  Malgrado la defezione del duo dei centrali di centrocampo Ledesma e Matuzalem, la Lazio appare sempre in grado di schierare una buona formazione, con il rientro di Lichtsteiner in difesa e con Hernanes schierato come regista difensivo al centro del dinamicissimo duo Brocchi-Gonzalez che gli garantirebbero il miglior appoggio possibile. Poi c'è anche un'insidiosa Lazio offensiva, con Zarate in gran forma sostenuto sia da Mauri che da Sculli che lavorerebbero a tempo pieno per lui.
Grazie anche alla tradizione, Lazio dunque sempre temibile a Napoli, anche perché le ultimissime prestazioni dei partenopei non sono apparse folgoranti, e oltretutto il lungo riposo potrebbe avere anche annebbiato le idee a chi sta davanti  e ricaricato le batterie
a chi insegue.
Prepariamoci perciò a gustare un succoso antipasto alla giornata calcistica di domenica.
Con un pareggio a Napoli, la Lazio non risolverebbe moltissimo. Ad ogni modo la Lazio fa la sua corsa non sul Napoli, bensì sull'Udinese, che finora è stata fortissima, ma avrà un finale di campionato molto duro, con quasi tutte le grandi da incontrare
(Milan, Roma, Napoli, Fiorentina, Lazio ecc.): e i conti vanno fatti punticino su punticino.

martedì 29 marzo 2011

Vita di collegio: 17. Asia gialla

Il più bel libro di testo che avevamo era dedicato alla Bibbia. Era veramente un bel testo, illustrato magnificamente da un disegnatore famoso: Mario Barberis. Ogni capitolo era accompagnato da un quadro che illuminava l'intera scena. Anche il testo era scritto in modo chiaro e moderno. Tutti i personaggi avevano una precipua identità: Adamo, Eva, Caino, Abele, Noè, Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuseppe, Beniamino, Mosè in Egitto, il passaggio del Mar Rosso, la Terra Promessa, tutto appariva affascinante agli occhi di un  bambino di undici anni.
Poi l'innesto del Nuovo sull'Antico Testamento: era presentato in modo così naturale da sembrare la necessaria prosecuzione. La vita di Gesù, la sua predicazione, la Passione e Morte, la Resurrezione, la Pentecoste, la predicazione degli Apostoli, la spettacolare conversione di Saul, cioè di San Paolo. Non vi era traccia di odio verso gli ebrei, come sembra fosse una tradizione della Chiesa medioevale. Grazie a quella versione della Bibbia così luminosa e serena, io ho sempre amato gli ebrei e visto Cristo e i cristiani come la prosecuzione naturale della loro storia.
Per questo ho sempre reputato Hitler e il suo odio verso gli ebrei come una vicenda innaturale e disumana, e non ho mai pensato che la Chiesa potesse lontanamente avere un atteggiamento dissimile dalla prosecuzione naturale di un' unica vicenda morale e storica. Mi sono reso conto che papi come Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II hanno dovuto lottare molto per ristabilire questo principio.
Le nostre letture erano strettamente controllate. Anzi, non era permessa alcuna lettura che non fosse quella di testi autorizzati.
Ricordo che, da una vacanza estiva, avevo portato da casa un libro di Mario Appelius, uno scrittore del periodo fascista, famoso per aver inventato la frase: "Dio stramaledica gli inglesi!"
Il libro si chiamava "Asia gialla", e parlava dei suoi viaggi turistici e diplomatici in Asia, forse con qualche libertà espressiva di troppo. Ebbene, questo libro sparì dal cassetto della mia scrivania e non vi fece più ritorno. Io, consapevole di aver contravvenuto a un ordine preciso, non ebbi il coraggio di chiedere che fine avesse fatto. Mi fu consentita invece la lettura dei "Fioretti di San Francesco", che avevano la stessa provenienza di "Asia gialla", cioè la casa del fascio di Acuto smantellata da noi bambini in occasione della caduta di Mussolini il 25 luglio del 1943. Ma questo i miei buoni superiori di Anagni non lo sapevano: altrimenti non so come avrebbero reagito.
Sempre di quella provenienza era anche un bel diario istoriato con immagini colorate in stile mussoliniano, cioè futurista, ma senza neanche una parola di testo. Io utilizzai quelle belle pagine per scrivervi la cronache di un nostro giornalino interno che parlava esclusivamente di sport: i tornei di ping pong, gli incontri di calcio fra le nostre camerate, vero e proprio campionato interno. Istintivamente, mi stavo già proiettando verso quel giornalismo sportivo che fu poi la mia grande passione negli anni della prima gioventù, gli anni fra il Cinquanta e il Sessanta. 







lunedì 28 marzo 2011

Che bella Lazio, tutta straniera!

Muslera
Lichtsteiner Diakité Dias Radu
Ledesma Matuzalem
Gonzalez Hernanes
Kozak Zarate
Che ne direste se la Lazio venisse schierata così? Una Lazio tutta straniera, con giocatori quasi tutti giovani (tranne un po' Matuzalem e Dias), sul modulo di un 4-4-2 appena un po' più coraggioso di quello che normalmente schiera Reja e volendo in pratica uguale, basterebbe schierare Zarate un po' in copertura in certe partite più impegnative.
Sono quasi tutti nazionali nei loro paesi: chi non lo é?  Solo Diakité, oltre Dias e Matuzalem, appunto: ma se ne trovi due più giovani puoi anche individuarli nelle rappresentative di queste nazioni. Che so: Lamela e Lugano, Argentina e Uruguay.E in difesa Radu centrale e Ziegler a sinistra.
Ma per ora non cambiamo le carte in tavola. Potremmo anche accontentarci di una Lazio così.
In difesa basta dare fiducia a un Diakité molto forte fisicamente : con Dias accanto sarebbe destinato a una crescita esponenziale in fatto di continuità e sicurezza in se stesso.
E che centrocampo, con la classe di Ledesma Matuzalem Hernanes e la grande forza fisica di un Gonzalez che giocando con continuità acquisirebbe più disciplina tattica e più tecnica.
Veniamo all'attacco: il brio fantasioso di Zarate al servizio della forza perentoria di Kozak, due ragazzi destinati a crescere nel firmamento del calcio italiano e capaci di segnare rispettivamente 10 e 15 reti a campionato, se non di più.
Ma come c'è venuta questa idea?
Così per gioco. E per gioco, ne è spuntata la conclusione che, con questo schieramento tattico, la Lazio non sarebbe meno forte di quello che è in difesa e a centrocampo, mentre crescerebbe di potenza in attacco.
Ma ci vorrebbe che Reja, un bel mattino, si svegliasse anche lui in vena di scherzi. 
Già che ci siamo, scriviamo pure sulla lavagna la Lazio di riserva, tutta italiana:
Berni
Crescenzi Biava Stendardo Del Nero
Brocchi Ceccarelli
Sculli Mauri
Rocchi Floccari
Credete a me: con l'innesto dei due giovanissimi e promettentissimi Crescenzi e Ceccarelli, sarebbe una Lazio italiana per niente male.



domenica 27 marzo 2011

Frosinone: miracolo sfumato a Trieste

Il Frosinone ce la stava facendo, a Trieste: 1-0 al 38' con Masucci, 2-0 al 65' con Sansone! Ancora un momento di fortuna al 75', quando il triestino Testini sbaglia un calcio di rigore.
Poi la buona sorte ha girato le spalle ai ragazzi di Campilongo. A otto minuti dalla fine Filkor ha ridotto le distanze, e al 93', in zona recupero forse troppo avanzata, Taddei è pervenuto al fatale 2-2.
Come dire: il Frosinone il suo dovere l'ha fatto, ma la signora Fortuna ha detto no.
Vincere a Trieste significava restare attaccati alle altre squadre che precedono in classifica, rimanendo in piena zona salvezza.
Ora, invece, bisogna continuare a fare miracoli doppi fin da lunedì 4 aprile al Matusa contro il fortissimo Siena. Comunque speranze ce ne sono ancora, perchè ben cinque squadre restano a quota 36 e 37, in fondo ancora alla portata di una squadra che non ha nessuna paura di lottare.

Vita di collegio: 16 - Le mele anurche

Ogni tanto scrivevamo anche delle lettere ai nostri familiari. Questa corrispondenza non veniva vista molto di buon occhio dai nostri superiori, in quanto il loro intento era quello di favorire il più possibile il nostro graduale distacco dalle famiglie.
I superiori sapevano benissimo che il mese che ci veniva concesso, a luglio, di tornare in seno ai nostri familiari, finiva per distruggere gran parte di questa delicata attenzione al nostro progressivo diradarsi degli affetti e dei legami. Un vero sacerdote deve trovare la propria famiglia nel prossimo, soprattutto nei poveri da aiutare, e deve prepararsi con molta cura a questo difficile programma.
Però le ferie erano necessarie per mille ragioni, anche per gli stessi superiori che certamente avevano bisogno di ricaricare le proprie energie con una lunga vacanza.
Per il resto, grande era l'attenzione ai contatti dei giovani con i propri cari. Era concesso solo un incontro settimanale di un'ora o due la domenica fra le 9 e le 11, anche per un po' di rifornimenti alimentari che alleggerivano il compito del padre economo nei confronti del nostro eterno appetito.
Le nostre richieste alle famiglie erano consentite solo tramite lettere. L'uso del telefono non era neanche lontanamente concepito. Non c'era telefono, in seminario: anche il padre rettore doveva servirsi del telefono pubblico per qualsiasi evenienza.
Per questo le nostre lettere assumevano una certa importanza. La corrispondenza era controllata strettamente, e penso censurata. Le lettere in arrivo ci venivano consegnate aperte. E anche noi, da parte nostra, dovevamo consegnare aperte le buste delle lettere in partenza. Forse anche per questo la corripondenza era rarefatta, ridotta veramente al minimo. 
Io scrivevo qualche volta al mio fratello maggiore, Vito, che aveva ventiquattro anni e faceva le veci di mio padre, morto uno o due anni prima. Amavo molto leggere, e avevo chiesto a mio fratello che mi comprasse il libro geografico "Il bel paese" dell'abate Stoppani. Ricordo che questa mia richiesta era insistente, e lui invece finì per comprarmi tre enormi volumi di Teodoro Mommsen sulla storia di Roma antica, in una edizione ancora di epoca fascista, che sicuramente aveva trovato alla Fiera del Libro in via delle Terme di Diocleziano a Termini.
Me li fece trovare durante le vacanze estive credo nel 1948, come premio alla mia brillante licenza media.
I miei potevano venire molto raramente a trovarmi. Ricordo che un paio di volte venne la mia sorella maggiore Isola, accompagnata dal suo fidanzato. Erano ancora tempi di estrema povertà, e mi portava delle mele anurche rosso acceso, che mi piacevano molto e per cui le ero molto grato.
Mia madre, rimasta vedova con ben sette figli tutti giovanissimi, era assai impegnata: doveva curare anche il negozio di tessuti che ci rimaneva in Acuto, sempre più decadente, anche perché ormai la famiglia era decisa a trasferirsi a Roma, dove almeno un altro figlio, oltre al primogenito, avrebbe trovato lavoro e avrebbe consentito a tutti di vivere un po' più agevolmente nella capitale.
Da questo calcolo io ovviamente ero escluso, in quanto tutti erano convinti che io sarei rimasto in seminario. Ma, come vedremo, le cose presero poi una piega diversa.